VARIAZIONI DALL’ACQUA

[… ] Spegnevi case in fiamme, trascinavi via case come alberi, foreste come città. Eri in battisteri e in vasche cortigiane. Nei baci, nei sudari. A scavar pietre, a nutrire arcobaleni. Nel sudore e nella rugiada di piramidi e lillà. Quanto é leggero tutto questo in una goccia di pioggia. Con che delicatezza il mondo mi tocca. Qualunque cosa ogniqualvolta ovunque sia accaduta, é scritta sull’acqua di babele.

Acqua | Wislawa Szymborska

L’installazione VARIAZIONI DALL’ACQUA è un racconto in cui elementi poetici, onirici e quasi magici si intrecciano in un’unica voce corale che indaga l’ineluttabile perpetua mutazione di tutte le cose. L’opera nasce dall’incontro di quattro artisti provenienti da discipline diverse con l’intento di condividere le proprie sensibilità per proporre al pubblico un’esperienza artistica immersiva in cui riflessione ed emozione si incrociano in maniera complementare.

Musica, fotografia, colore e forma si confrontano utilizzando l’elemento acqua, fonte e origine dell’esistenza e del suo divenire, come una linea di confine tra il prima e il dopo, trasformando lo spazio espositivo in un luogo in cui il tempo si manifesta nel presente sospeso dello spettatore. Tutto scorre e muta senza perdere la propria essenza.

La tecnica giapponese dell’origami trasforma la forma di un foglio di carta bidimensionale in una struttura solida, evanescente e fragile, destinata per sua natura a scomparire nello scorrere nel tempo e a subire l’azione dei quattro elementi che compongono e agiscono sulla materia (terra, aria, fuoco, acqua). Con l’arte e la dovizia dell’esperienza, Barbara Ventura compone un’opera che si piega e si dispiega in una doppia figura elicoidale, rappresentazione di una linea temporale senza discontinuità che diventa il supporto materiale dei gesti artistici che danno corpo alla installazione.

L’uso delle Polaroid e delle sue caratteristiche di sviluppo permette alla fotografa Michela Taeggi di descrivere l’evanescenza del tempo attraverso una serie di immagini che rappresentano le mutazioni simboliche di una presenza intangibile ed effimera che emerge dalla staticità del paesaggio come un atto di creazione condiviso.

L’illustratrice Laura Cortinovis, con la scelta attenta dell’uso delle variazioni di blu, opera una mutazione formale che penetra nelle fibre stesse della carta per sovrapporre alla forma elicoidale del tempo l’infinito dell’orizzonte, del mare e del cielo, ricomponendo l’unità spazio temporale dell’esistenza e del suo divenire.

Il movimento dell’aria che avvolge l’installazione ricompone l’unità delle intenzioni artistiche creando delle mutazioni casuali che rendono unica la fruizione di ogni spettatore che può lasciarsi trasportare nel ciclo continuo della musica di Michele Agazzi con la certezza dell’unicità della propria esperienza.